16
Mar
09

cosa diceva george clooney???

Caro presidente Berlusconi, la sua idea di rilanciare l’economia facendoci ristrutturare la casa è come al solito originale e intrigante

Caro presidente Berlusconi, la sua idea di rilanciare l’economia facendoci ristrutturare la casa è come al solito originale e intrigante. Per un paese rattrappito dalla paura e per nulla incline all’ottimismo, la liberalizzazione dell’edilizia può diventare un motore formidabile di sviluppo e di entusiasmo. Non c’è nulla che appassioni le famiglie italiane come la squadra di calcio e l’abitazione da migliorare. Non c’è discussione più animata di quella sul centravanti da sostituire o sul divano da cambiare, sul terzino che non fluidifica o sulla lavatrice che non asciuga.
Per questo siamo con lei quando dice che il futuro passa dal piccolo sogno di una mansarda più alta, di un terrazzo più grande, di un giardino più ampio, di una scala vera e non necessariamente a chiocciola.
Costruire da zero o ampliare la proprietà, farlo rapidamente, ottenere significativi incentivi fiscali, immaginare di realizzare soluzioni ecologiche, risparmiare energia e dare un contributo alla risalita dalla depressione d’una crisi di sistema che coinvolge tutti. E’ un bel programma. E’ un obiettivo forte che fa correre un brivido d’entusiasmo in coloro che, paralizzati i denari per sfiducia dentro il caveau d’una banca, trovano un motivo per cambiare umore affidandosi al bene rifugio più coccoloso che esista il caro eterno mattone.

Fin qui, il suo ragionamento non fa una piega. Il problema comincia a porsi ricordando che proprio lei, presidente, qualche tempo fa percorreva felicemente le sponde del nostro lago cercando la villa dei sogni. E, in questo dolce esercizio, non poteva non imbattersi in piccoli gioielli che si specchiano nell’acqua, in paesi aggrappati alle rocce, in pievi che profumano di medioevo, in un susseguirsi di campanili, tetti, porticati e porticcioli che rendono il nostro piccolo mondo antico prezioso e fragile. Molto prezioso e molto fragile.
Molto prezioso non solo perché unico. Ma perché il valore del mattone qui è schizzato alle stelle e negli ultimi anni (prima dell’era glaciale) la spinta propulsiva dell’edilizia aveva toccato vette speculative da far paura. Committenti esosi, costruttori con l’acquolina in bocca, sindaci compiacenti hanno letteralmente asfaltato le regole per cementificare il Lario. E se non ci sono riusciti, se non hanno fatto in tempo a mangiarsi il territorio è stato un miracolo. Le pendici sventrate, i boschi tagliati dalle strade, le fazendas messicane accanto alle chiese del Trecento, le schifezze nei centri storici, gli alveari da weekend, gli autosili senza senso, le spiaggette messe in vendita, i piani regolatori dribblati come i difensori del Milan nelle ultime stagioni sportive: metri cubi ovunque. Metri cubi e bulimia di cemento.
Caro presidente Berlusconi, ci restano una constatazione e una domanda. La constatazione: se la maggioranza dei politici locali, qualunque sia la professione di riferimento, possiede un’agenzia immobiliare, significa che l’argomento non è propriamente secondario. La domanda: lei è proprio sicuro che un’idea così decisiva, e se vogliamo innovativa, non rischi di diventare un’arma letale in mano ai cementificatori per completare l’opera? La corsa a costruire senza regole precise, senza vincoli e senza sanzioni, può trasformarsi in un passaggio di cavallette. L’ultimo, quello finale. Senza neppure la consolazione, per noi lariani, di poter scappare su un altro lago.

Giorgio Gandola


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